Paolo Guzzanti a Radio Radicale il 19 ottobre, a proposito di Corrado Augias, accusato di essere stato ingaggiato dai servizi segreti dell'allora governo comunista cecoslovacco, come indicato dai documenti trovati a Praga da Antonio Selvatici e pubblicati da Il Giornale:«Questa faccenda mi puzza perché - mentre le carte della Mitrokhin venivano direttamente dalla Gran Bretagna, non erano materiali russi, erano materiali inglesi, visionati, controllati e raccolti sotto la garanzia della Gran Bretagna – sta' roba che sta circolando, che roba è? Chi la manda? Perché? Da dove salta fuori? Da quali cassetti? Perché ora? Perché non prima? E su queste varie questioni non ci sono risposte perché non si può avere nessuna garanzia». Pausa da teatrante e arriva l'insinuazione: «Ho sentito anche la voce che_ nel senso che uno_ vuoi vedere che_ hai visto mai che_ queste grandi amicizie, questi grandi rapporti collegali fra Berlusconi e Putin possano avere prodotto un_ dei regalini da parte del Kgb russo sotto forma di dossieraggio da usare contro_». Gettato il sasso, nasconde la faccia:«Però, sarebbe credibile, diciamo, ma siccome non abbiamo uno straccio di prova, né un indizio, annotiamo questa ipotesi fra le ipotesi possibili, anche probabili perché, in fin dei conti, la possibilità è anche alta, e ci fermiamo qua». Ma non si ferma:«Devo dire che conoscendo Corrado Augias, tutto può essere a questo mondo, ma poco mi convince, io stamattina ho telefonato a Corrado Augias per esprimergli la mia perplessità e anche la mia solidarietà_» Infine la confessione del giudizio temerario:«Io non ho visto Il Giornale di oggi, né quello di ieri né quello dell'altro ieri_» e non di meno prosegue irridendo gli articoli di Antonio Selvatici pubblicati quel mattino e il giorno prima, su Il Giornale, per coprirli di letame, ma senza averli letti; un giornalista professionista, Guzzanti. Non sa neppure di che archivio si parli, il giornalista professionista, Guzzanti.
Lo chiamo a casa. Perché hai versato questo fango addosso ad Antonio Selvatici? Che cosa c'entra lui col Kgb? Perché queste insinuazioni? Tu Antonio lo conosci bene. Sai come lavora. È un free lance che ha fatto ricerche in archivio e, da bravo giornalista, ha pubblicato gli esiti. L'«Archiv bezpenostních sloek» è un archivio ufficiale a Praga, assolutamente attendibile per la catalogazione e la raccolta dei documenti, come gli archivi inglesi se non più, nella massima trasparenza, come fanno le giovani e zelanti democrazie dell'Europa orientale. Guzzanti conosce bene Selvatici, conosce benissimo il suo valore. Nasconde nuovamente la faccia:«No, io non ho attaccato Selvatici, ho solo espresso solidarietà a Augias» e poi arriva la sorpresa:«Come ho fatto a suo tempo con Zincone, Corbi e gli altri giornalisti che erano nel dossier Mitrokhin_». Perché tante attenzioni se quelli erano «materiali inglesi, visionati, controllati e raccolti sotto la garanzia della Gran Bretagna»? Si arrampica sugli specchi «perché un giornalista può incontrare chiunque, anzi deve; io stesso ho parlato con il Kgb, la Cia e il diavolo in persona». Ma il diavolo non ha lasciato scritto di averti reclutato. Qui stiamo parlando di reclutamenti che un servizio segreto dichiara di aver realizzato. Se il reclutato risulta inadeguato rispetto alle aspettative, non ha importanza. Occorre approfondire comunque.
Urla, ricorda di essere un maestro del giornalismo. «Hai fatto» gli dico «un'azione indegna sapendo di farla».
Mi sbatte il telefono in faccia, il maestro del giornalismo italiano. Il lettore è bene che sappia che il giornalista free lance Antonio Selvatici riceverà, se riceverà, poche centinaia di euro per la sua onesta fatica. Forse non sarà, Antonio Selvatici, un maestro di giornalismo, ma certo non deve preoccuparsi di riafferrare un seggio in parlamento né di procurarsi nuovi e generosi contratti di collaborazione.