Il presidente Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, ha scritto una lettera al Foglio in cui con ironia se la piglia con il cofondatore del Foglio, Lodovico Festa, che gli dedicherebbe troppa attenzione. Riportiamo il testo della lettera e quello della risposta in cui il direttore Giuliano Ferrara prende le difese di Festa, ma non troppo.
Al direttore – Voglio sinceramente ringraziarla per non avermi deluso neanche oggi. La nostra nazione vive un periodo confuso e conflittuale, la crisi finanziaria ha allentato solo di poco la presa, il Natale ci richiama a un ottimismo difficile e pur necessario. Ma in tanta oscurità il mio animo si rafforza di una certezza scolpita nella pietra: Lodovico Festa non mi perde mai di vista. Solo nell'ultimo anno mi ha regalato ben trenta epiteti, citandomi con metodica regolarità nella rubrica settimanale che Il Foglio pubblica ogni martedì. Nelle cinquantadue settimane del calendario significa essere notati da Festa almeno un martedì su due. È dunque ogni quattordici giorni che egli si ricorda di me, regalandomi un'immagine di volta in volta diversa ma sempre fedele e fantasiosa. Martedì sono stato descritto come un «decadente in cerca di un buchetto qualsiasi», ma già nel novembre 2008 ero raffigurato come «autore di ebbri disegni politici» mentre nel marzo di quest'anno cadevo un preda a «bizze da establishment» che pure non mi impedivano (in maggio) di essere «attento solo a trovare un buchino nel formaggio». Solo un mese fa avrei «preso in giro» uno sprovveduto Guglielmo Epifani, poche settimane avanti avrei tenuto insieme un «blocco di nomenclature» e ancor prima sarei stato alternativamente il portabandiera di un «piccolo establishment» (in ottobre) o «la mina vagante di un ex establishment» (in febbraio) pur restando sempre (tanto in settembre quanto in gennaio) un «peso leggero». Di tutto questo sono grato alla solerzia di Festa, verso il quale ho comunque una preoccupazione. Ogni mestiere ha bisogno di una vacanza, persino quello di osservatore delle mie gesta. E non vorrei mai che Festa non approfittasse della pausa natalizia per saltare almeno un turno, quanto meno un paio di martedì, per poi riprendere a raccontarmi con rinnovato vigore dall'anno nuovo. Sono sicuro che la sua curiosa ossessione ne ricaverebbe tonico rinnovamento. Perdoni la brevità di questa mia ma sono sicuro che comprenderà la fatica di noi decadenti costretti a cercarsi un qualsiasi buchetto tra Roma, Torino e Maranello. A Lei e agli amici del Foglio un cordialissimo saluto e gli auguri più cari di un Buon Natale.
Lei si dimostra ironico, autoironico e generoso, gentile Montezemolo. La sua lettera è un piccolo monumento a un columnist lucafobico, le cui formule sono evocate e come scolpite nella prosa del riluttante destinatario. Festa è un vecchio amico, con le sue idee sempre più spesso diverse dalle mie, dunque sempre più necessario.