Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata ha detto :«Le nostre statistiche dimostrano che la percentuale di criminalità tra italiani e stranieri è quasi uguale, se non identica» per rispondere al presidente Berlusconi che, il giorno precedente aveva detto, a Reggio Calabria: «Meno immigrati significa meno criminalità».
Marzio Barbagli, sociologo di sinistra dell'università di Bologna, intervistato a tal proposito dal Corriere della Sera, distingue fra immigrati regolari che «non delinquono sostanzialmente più dei nostri connazionali» e gli immigrati irregolari che sono «il 70-80% degli stranieri denunciati». Bargagli considera inefficaci le misure del pacchetto sicurezza per la lotta all'immigrazione clandestina, tuttavia osserva che gli immigrati clandestini si aggiudicano il 68% dei borseggi e il 92-94% per cento dello spaccio di droga, l'81,7% della tratta e commercio di schiavi. In quanto agli stupri, negli ultimi 20 anni gli stranieri denunciati per stupro sono passati dal 9 al 40% del totale. In testa alla classifica degli stupratori ci sono i romeni, più che raddoppiati in tre anni per numero di reati, seguiti da marocchini e albanesi.
Avvenire, il quotidiano della Commissione episcopale italiana (Cei), riportando le parole di monsignor Crociata, richiama il Dossier immigrazione Caritas-Migrantes e ribadisce che i tassi di criminalità tra italiani e stranieri sono quasi identici: 0,75% contro 1,24% per gli immigrati regolari, si badi regolari. Lo 0,75 per cento significa che ogni 133 italiani ce n'è uno denunciato per un reato che può essere l'evasione fiscale, il falso in bilancio, la rapina in banca, la truffa on line e poi anche i reati da strada e quelli più abietti, come borseggio, spaccio, stupro, riduzione in schiavitù, ecc., tipici degli immigrati. L'1,24 per cento significa che ogni 80 immigrati ce n'è uno che delinque. Sono due quantità ben differenti «uno ogni 80 immigrati» e «uno ogni 133 italiani», altro che quasi identici come dice monsignor Crociata. Oltre tutto si tratta dei regolari, non dei clandestini. Quindi abbiamo 4 milioni di immigrati che delinquono in misura quasi doppia rispetto a 56 milioni di italiani nativi (vecchi, donne e lattanti compresi). Noi speriamo che mons. Crociata non abbia dimestichezza con i numeri, ma certamente gli estensori del Dossier immigrazione Caritas-Migrantes, hanno dimestichezza con le statistiche e ne fanno un pessimo uso. Non è il caso di annoiare il lettore con le pseudo statistiche di quel dossier al quale si abbevera e si intossica mons. Crociata. Diamo solo un paio di dati dell'Istat, che sono un po' più attendibili. I detenuti di origine africana incarcerati in Italia nel 2008 sono stati 21.485; quelli europei non Ue sono stati 7.312; nel 1990 erano rispettivamente 5.516 e 1.855. I minorenni stranieri della medesima origine denunciati nel 2008 sono oltre 1.000. Nel 1990 erano prossimi allo zero. Quando si parla di sovraffollamento delle carceri e di condizioni inumane occorre domandarsi quanto abbia pesato l'incoraggiamento indiscriminato all'immigrazione, anche attraverso le agenzie cattoliche come la Caritas e non solo. Intorno a questa macelleria sociale si è creato tutto un sistema di assistenzialismo no profit i cui bilanci tuttavia non sono né chiari né diffusi con altrettanta solerzia con la quale si diffondono cifre inesatte quando non truccate.Credibilità e disinteresse sono le più forti qualità della Chiesa cattolica. Quando invece entra nell'agone politico con verità taroccate è giusto sospettare un interesse politico, quando non materiale e diretto. Siamo certi che non è questo il caso di monsignor Crociata, ma egli farebbe bene a cambiare le sue fonti di informazione prima di uscire in attacchi immotivati.