ItaliaOggi
Numero 181  pag. 4 del 31/7/2010 | Indietro
PRIMO PIANO
Nasce Futuro e libertà. Timori a Montecitorio: decisivi per la maggioranza i 33 fedelissimi

Ai finiani una dote di 2 milioni

Il contributo che si portano via i nuovi gruppi tra camera e senato
 di Alessandra Ricciardi 

Si chiama Futuro e libertà il nuovo gruppo parlamentare che fa riferimento al presidente della camera, Gianfranco Fini, dopo il divorzio da Silvio Berlusconi e l'uscita dal Pdl. Al momento, l'adesione più massiccia è proprio alla camera, dove conta ben 33 aderenti e può dare filo da torcere agli ex colleghi: il Pdl a Montecitorio contava 271 deputati che scendono a 238 dopo la diaspora dei finiani.

Considerato che gli alleati della Lega Nord hanno 59 deputati, il rimanente Pdl più la sola Lega Nord non riuscirebbero dunque a raggiungere la maggioranza assoluta a Montecitorio, che è di 316 deputati. Un po' più problematica, per i finiani, invece la situazione al senato dove, a seguito di alcune defezioni, come quella clamorosa del sottosegretario Andrea Augello, si cercano almeno due senatori in soccorso per raggiungere la quota minima di dieci. Andata buca l'operazione con l'Mpa («Si resta nel gruppo misto, poi si vedrà», ha deciso Raffaele Lombardo), si stanno verificando disponibilità di alcuni ex forzisti. Intanto, è aperta la corsa ai capigruppo: Antonio Baldassarri al senato, Giorgio Conte, alla camera. La costituzione dei gruppi è essenziale per la nuova vita politica di Fini che potrà così avere da subito una voce parlamentare autonoma nella maggioranza. Ogni gruppo ha diritto a un proprio rappresentante nella capigruppo, la conferenza che decide gli ordini dei lavori parlamentari, a tempi autonomi negli interventi in aula. E anche a un finanziamento ad hoc. Secondo un calcolo fatto da Italia Oggi, al senato la dote che i finiani si portano dietro, con il minimo di dieci senatori, è di oltre mezzo milioni di euro l'anno: 40.200 i fondi per il funzionamento per i primi dieci componenti, a cui si aggiungono due contributi di quasi 76.000 euro l'uno per i servizi di supporto e poi 5 contributi da 76.000 euro l'uno per il personale. Quasi un milione e mezzo quella invece della camera: il gruppo Pdl intasca un complessivo di 11,6 milioni per 271 componenti. Ogni deputato insomma vale 43 mila euro. Soldi che serviranno a pagare le nuove strutture. Quella dell'ufficio stampa, per esempio. Dove da subito ieri si sono interrotti i flussi comunicativi per conto dei finiani. Ottimi rapporti con tutti, assicurano dal senato, ma «è evidente che non lavoreremo più per loro». La costituzione dei gruppi è stata per molti la prova del nove della fedeltà al presidente. Molte le conferme, quelle del viceministro Adolfo Urso e del ministro Andrea Ronchi per esempio, arrivi nuovi, quello di Egidio Digilio, ex senatore forzista. E alcuni no pesanti. Come quello di Augello. Che, tra i fondatori di Spazio Aperto, il pensatoio dei finiani dialoganti con Berlusconi, ha detto: «Continuerò a lottare per un gruppo unito e più democratico da dentro il Pdl».




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